Critiche - Sandro Melarangelo

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Maria Grazia Ferretti è un'artista di lunga esperienza pittorica. Già le prime attività espressive con i colori le ha fatte negli anni del Liceo Artistico in cui si è diplomata.

Ha dipinto sempre e con interessi alterni sia alla natura e sia alle figure umane ( i ritratti dei figli, i bambini in generale trattati con amore materno e con l’esigenza fortemente sentita di stabilire una comunicazione privilegiata con essi ).

La sua ultima produzione è soprattutto comunque incentrata sulle nature morte e la natura in generale.

Tanti artisti hanno sentito la necessità di misurare la giustezza delle proprietà espressive, di confrontarsi / specchiarsi con la natura, sempre maestra per le infinite cromie e per l’architettura dello spazio. Così fece Cezanne, dopo i clamori delle diatribe artistiche parigine, lavorando nella solitudine di Aix in Provenza, interrogava se stesso osservando l’essenza della natura circostante e sviluppava quel colloquio silenzioso con le cose che animavano il suo ambiente ideale. Ambiente ideale per le ispirazioni di una poetica che si sarebbe poi imposta per tutto il secolo successivo. Maria Grazia Ferretti, anche lei declina gli inviti delle “simbologie” e “allegorie” di cui è permeata l’arte contemporanea di altra derivazione contrapposta all’Impressionismo. Anche lei come gli Epigoni di quella generazione di artsti francesi, trae ispirazione dagli ambienti che la circondano e ne è affascinata, attratta.

Spunti per un vivace contrasto cromatico sono: “Fichi e Ciliegie” in una bella natura morta del 1995 o le rosse “Mele Delizie” del 1989; ma è capace di dare anche senso cromatico particolare persino a un “Intreccio d’Agli”. Così come “il Getto di Spighe di Grano” del 1991 diventa un ornamento che campeggia in primo piano nello spaio della tela. La composizione talvolta segue un ritmo compositivo tradizionale come nella “Natura Morta con Ananas e Pentola di Rame Rovesciata” dipinta con brio quasi a rendere con febbrile azione gli effetti luministici; altre volte la Natura Morta si compone casualmente come nel quadro riuscitissimo “Fragole e Ciliegie e Nespole” del 1995, con frutti che traboccano dal vaso di ceramica filettato di azzurro che fa da contrasto.

L’analisi della natura che arricchisce lo studio e la poetica di Ferretti a volte rompe con i canoni prospettici tradizionali della fin troppo nota pittura di genere che ha ornato le case aristocratiche e borghesi dal ‘600 in poi, calandosi nel microcosmo vegetale per far volare gigantesche farfalle o monumentali cocomeri dalla rossa polpa. Le suggestioni da esse suggerite sono esaltazioni della vivezza e priorità della natura.

Nel secolo scorso in contemporanea con Cezanne, nei pressi di Aix, ad Arles, Wan Gogh penetrava fiori e cose esaltando il vitalismo della natura. Per la prima volta nella storia dell’arte un umile girasole campeggiava centralmente in una tela e si reggeva senza avere bisogno di elementi di appoggio o di note di contrasto per un riequilibrio cromatico di sostegno. Maria Grazia Ferretti si è posta alla stessa maniera nei confronti dei frutti della sua terra. Altre esperienze comunque ha fatto Ferretti in un repertorio sempre caro alla pittura: il Circo – il Circo con i Clown che con la vivacità delle tinte di scena coloriscono i volti dei guitti e degli artisti di strada. I Clown che pitturano i loro volti come i pittori trasferiscono i colori della natura sulla tela per comunicare più direttamente con il pubblico attraverso le vibrazioni cromatiche.

Sandro Meralangelo